Vaniljekranse - Biscotti danesi alla vaniglia




Mio cugino, che viveva a Norimberga, portava ogni tanto in Italia i biscotti di pasta frolla nella scatola tonda di latta, quella con su i pulcini, o i mulini a vento; biscotti burrosissimi che con la Germania non c'entravano niente perché erano danesi. Intanto mi pare di averli visti, più di vent'anni dopo, anche in qualche supermercato italiano e non so che rapporto i miei lettori abbiano con essi - in ogni caso: quelli veri sono tutta un'altra cosa! La caratteristica è che utilizzano non solo i semi della vaniglia ma la bacca tutta intera che viene macinata e incorporata all'impasto. Il che a me sembrava una cosa stramba, ma poi è di quelle che uno dice: com'è che non ci ho pensato prima?

La ricetta mi viene da un bel libro che Brontë Aurell, la mente dietro al noto Scandikitchen Café di Londra, dedica al tema Fika and Hygge; parole per l'italiano abbastanza enigmatiche, che nascondono due concetti base della vita a latitudini dove le ore di luce, almeno d'inverno, lasciano poco da rallegrarsi (e quindi vai coi biscotti). L'imbarazzante Fika indica infatti il rituale del caffè con i dolci (almeno sette tipi di pasticcini, pare), e Hygge sarebbe in danese e norvegese una specie di filosofia di vita, qualcosa come un'atmosfera rilassata piena di calore e intimità che sarebbe molto riduttivo rendere col semplice comfort. Magari si capisce meglio all'assaggio del biscotto... 
La ricetta di Brontë Aurell va bene per circa 40 pezzi.
  • Zucchero, 250 g. 
  • Burro, freddo, a pezzi, 250 g. 
  • Farina per tutti gli usi (tipo 1), 325 g. 
  • Un pizzico di sale 
  • Lievito per dolci, 1 cucchiaino. 
  • Mandorle macinate fini, 75 g. 
  • Mandorle tritate, 50 g. 
  • Uovo, 1 
  • Bacca di vaniglia, 1 
Non saprei dirvi con precisione quale vaniglia sia la più indicata. In Danimarca, la vaniglia si trova generalmente con la dicitura polynesiske Vanilje, come ho potuto appurare in occasione di un "sopralluogo". Anche il libro di Mette Blomsterberg che è la mia altra Bibbia di pasticceria scandinava menziona solo quella, ma non credo si tratti della vaniglia di Tahiti perché, semplicemente, il prezzo non corrispondeva... e questo malgrado tutto costasse generalmente il doppio (se due più due fa quattro, la vaniglia di Tahiti da quelle parti deve costare come un gioiello). Quindi io uso la modesta vaniglia Bourbon, e vi posso assicurare che il suo lavoro lo fa, e pure bene.
Macinare la bacca di vaniglia nel mixer con 3 cucchiai di zucchero. Eliminare eventuali pezzi grossi ancora rimasti, e nel caso macinarli nuovamente. Mettere da parte.

Nell'impastatrice, con la frusta K e la funzione Pulse, mescolare la farina con il sale, il lievito, la polvere di zucchero e vaniglia ed il burro. Deve venire fuori la solita miscela sabbiosa. Aggiungere le mandorle macinate ed il resto dello zucchero e mescolare, poi l'uovo e le mandorle tritate. A questo punto avrete ottenuto una pasta morbida e malleabile. Ma i Vaniljekranse, almeno se se ne pretende la perfezione estetica, non sono roba per pigri, in quanto questa pasta va fatta scendere dalla tasca con la bocchetta a stella, e non è esattamente semplice (una tasca di stoffa è la più indicata). Altrimenti: formare serpentelli, chiudere a ciambella e con una forchetta rigare modestamente la superficie. Non saranno pezzi da esposizione, ma ve l'ho sempre detto che il lato guardatechebello non è il mio forte. Mi interessa di più il sentitechebuono. In ogni caso, perfezionisti o no: le porzioni di pasta devono essere lunghe 8-10 cm. e non più spesse del vostro mignolo, perché i biscotti cuocendo si allargano.

Mettere in frigo almeno mezz'ora: aiuterà a mantenere la forma. Poi cuocere 8-10 minuti a 200°. I biscotti non devon scurirsi molto, anzi proprio per niente, e si induriranno raffreddandosi. Conservateli al riparo dall'aria e non perderanno la loro friabilità per diversi giorni.

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