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La zuppa inglese e come la faccio io

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La zuppa inglese è una di quelle cose a cui uno non pensa, di solito, perché sembrano banali; niente ingredienti strani, niente comparsate alla televisione o sui libri di Quelli Che Contano se non in certe versioni rivisitate-decostruite-reinventate, nessuna necessità di forme e strumenti particolari. Il dolce da famiglia, tipo fine pranzo domenicale all'italiana.  A me il pranzo domenicale proprio non piace, e infatti lo sostituisco volentieri con la cena benedicendo mille volte, anche se in controtendenza rispetto alla maggioranza dei connazionali expat, il fatto di vivere a una distanza dall'Italia che mi mette al riparo dal rituale; ma la zuppa inglese sì! E la faccio spesso, specie a fine estate; ne ho dovute provare di ricette per trovare quella con la consistenza che dicevo io. Personalmente preferisco la versione tipica dell'Emilia Romagna - posto di gente che sa vivere e mangiare! - e questa vi passo come "la mia". Come sempre il rapporto effetto ottico…

Brownies col trucco

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Il brownie con l'ingrediente segreto è, secondo me, il più buono del mondo. Anche se l'ho scoperto di recente, e quasi per caso: un invito a pranzo, poco tempo per preparare roba ed egoistica necessità di rispettare certe misure dietetiche tipiche dell'autunno (e sì che le vacanze lasciano sempre l'unghiata). Nello stesso tempo, dato che all'amico ospite voglio bene e che è uno che per conto suo sa cucinare, mai mi sarei sognata di portare qualcosa "tanto per figura" e meno ancora un dolce di quelli che si vorrebbero leggeri: categoria che, lo sappiamo tutti, non esiste. O forse sì, e questa sarebbe l'eccezione che conferma la regola. Io non ho mai capito, personalmente, se il brownie mi piaccia o no; quello classico che s'appiccica ai denti, ai vestiti, al muso, spesso ai limiti dello stucchevole, rientrava quando stavo in USA tra i pochi dolci davanti a cui sono capace di dire: un pezzetto basta. Invece davanti a questa variante qui non ho il m…

Biscotti del pollaio

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No che non sono per le galline. Li chiamo così perché sono pieni di semi. Ma sono davvero buonissimi e la farina di farro apporta quel certo je ne sais quoi. Quello che a me poi piace particolarmente è la forma a cuscinetto, risalente all'originale (che in Francia si chiama biscuit Cocotte)in quanto semplifica le cose quando si tratta di fare le porzioni, tagliare, etc., insomma tutta la parte che trovo meno divertente e che mi fa venire per un secondo il pensiero eretico se non sia meglio andare a comprarseli, i biscotti. E invece non è meglio. Perché non c'è niente da fare, son più buoni, questi.
160 g. di farina di farro bianca160 g. di farina di farro semintegrale160 g. di zucchero semolato fine100 g. di semi misti (lino, girasole, sesamo...)4 g. di lievito per dolciuna bustina di zucchero con vaniglia 75 g. di burro fuso, freddo45 g. di olio di mais o girasole30 g. di uovo intero (sbattere a frittata e pesare)70 g. di acqua5 g. di sale Tostare per prima cosa i semi. Basta…

Navettes genericamente provenzali

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Queste sono le navettes che io chiamo del secondo tipo, quelle cioè provenzali in generale, sempre aromatizzate al fior d'arancio ma con uova e olio d'oliva nell'impasto. La ricetta di Hervé Palmieri, quello di Hervé Cuisine, è la mia preferita e se lui definisce i suoi biscotti "le vere navettes provenzali", mi sa che ha ragione perché tutte quelle in giro più o meno vi corrispondono.
Il procedimento è un tantino più complesso, ma mica poi molto. Con queste dosi otterrete una quarantina di bei biscotti grandi, io normalmente le dimezzo per comodità, e anche per avere una buona scusa - "questi son pochi" - per prepararne di altri tipi e avere in casa tutta una varietà. Siamo gente viziata. Farina 00, 500 g.Zucchero, 200 g. Olio d'oliva e.v. , 50 g.Acqua fior d'arancio, 4 cucchiaiBuccia grattugiata di un'arancia o 1 cucchiaino di estratto naturale d'arancia2 uova L1/2 cucchiaino di saleEventualmente latte per dorare. Montare uova e zucche…

Navettes di Marsiglia

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Il biscotto (o biscottone, a seconda di dove lo comprate) provenzale detto navette mi ha sempre fatto simpatia, dalla prima volta che l'ho provato (che poi ero a Lione che non c'entra nulla con la Provenza). Di recente ci ho ripensato avendolo visto a Parigi in diverse versioni dal prezzo, appunto, parigino, e poi pure qui alla succursale delle Gallerie Lafayette, idem.
Mi piacevano, ma non li compro, non mi avranno.
Li faccio io, tanto avevo imparato. Di ricette ne ho due, delle quali una è questa di Marsiglia (senza uova), e la seconda è più generalmente nota come navette provençale; s'intenda che come sempre ne esistono diverse versioni, tante quante le famiglie o i panifici, e qualcuno le profuma al limone, alla vaniglia o all'anice, ma in generale le navettes tradizionali si caratterizzano per il loro aroma di fior d'arancio.
La forma, invece, sarebbe una barchetta, quella che avrebbe portato le tre saintes Maries de la mer - Maria Salome, Maria Jacob e Maria…

La crostata ai lamponi di Cyril Lignac

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Parigi o cara... ...troppo. Ma troppo davvero. Troppo che non ci sono soldi che bastano, se uno viene da un posto normale: come dire un cappuccino cinque euro e passa, quasi sei se volete bervelo tranquillamente al bar. Un paio di settimane fa ho approfittato di un congresso di Herr Dr.-Dr. nella ville lumière per ritornarci dopo moltissimo tempo dalla prima e ultima volta e girarla tutta a piedi e solo a piedi (l'idea di non prendere mai la metro, suggerita ahimè dai tempi duri, alla fine era diventata una specie di scommessa sportiva) e ho scoperto questa verità. Per esempio che da Cyril Lignac la tarte aux framboises piccola (20x20) costa quarantacinque euro... Chiaro, perché a Parigi si va a fare anche lo spionaggio industriale. Lasciata perdere l'idea di acquistare i libri di Pierre Hermé, perché intanto pesano quanto l"Enciclopedia Britannica prima dell'avvento del digitale, e poi sono composti per l'80% da fotografie fantastiche quanto volete ma non esatta…

Torta fine alle mele di Olivier Bayard

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In Germania ci sono già le mele del nuovo raccolto, almeno di alcune varietà, anche se io non ho voluto comprarle per la stessa ragione per cui non voglio comprare la zucca: mi piace tantissimo, ma mi sembra d'invitare l'autunno ad affrettarsi. E sinceramente non è mia intenzione nemmeno lontanamente, anzi, se l'autunno vuol restarsene via ancora un po', io sarei pure d'accordo. Ma per chi voglia già darsi da fare con le mele, ecco un dolce proprio fantastico, magari di preparazione un pochettino lunga, ma ne vale la pena. La base è pasta sfoglia e come tutte i dolci che la contengono si capisce che potete anche andare a comprarvela, però non è lo stesso, non possiamo prenderci in giro. Per quanto mi riguarda saranno anni che non la compro più (se manca il tempo, allora vado a colpo sicuro scegliendo ricette che non ne prevedono) e se mai l'unica ragione di dubbio è che di norma la pasta sfoglia non si può preparare in piccole quantità, pena enormi difficoltà …